VECCHIO E NUOVO

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Ogni generazione pensa di esser nuova, di portare novità risolutive e insuperabili, ma basta attendere qualche anno e quella successiva afferma la stessa cosa. Ciò che è nuovo diventa in breve tempo vecchio, e con l’idea scorretta che il vecchio è sempre da "scartare", le scelte e le esperienze del passato vengono facilmente perse, come tesori nascosti e poi lentamente dimenticati. I figli di Eli, sacerdote del Signore a Silo, erano depravati e non prestavano alcuna attenzione ai richiami del padre. Così si racconta nel primo libro di Samuele nella Bibbia (1Sam 2,12). Un giorno si presentò a Eli un uomo di Dio che gli annunciò: "Nella tua casa non si troverà più un vecchio" (1Sam 2,32). Non era la promessa che i suoi discendenti sarebbero stati liberati dai fasti-di legati all’assistenza delle persone anziane e malate, ma l’annuncio di una terribile sciagura: sarebbero mancati per sempre gli educatori delle nuove generazioni, i custodi delle sacre tradizioni, i responsabili della trasmissione della fede. I suoi nipoti non avrebbero mai sperimentato la gioia narrata nei salmi: "O Dio noi abbiamo udito con le nostre orecchie, i nostri padri ci hanno narrato le gesta da te compiute nei tempi antichi" (Sal 44,1-2).

Abbiamo ascoltato in questi giorni parole antiche e suoni freschi, un attore, un comico italiano riprendendo le dieci "parole" o "comandamenti" dell’AT (Es 20; Dt 5) ci ha ricordato come vecchio e nuovo abbiano bisogno di riconciliazione, di luce sempre nuova, di ricerca umile e condivisa.

In Israele vigeva: "onora il padre e la madre", tuttavia la formazione e l’educazione delle nuove generazioni era spesso segnata da tensioni e conflitti. C’erano giovani viziati e arroganti e giovani giudiziosi; vecchi saggi che guardavano con fiducia gli orizzonti del loro tempo, e vecchi ottusi che si battevano per un nostalgico ritorno al passato. È la tensione di ogni tempo, è la fatica di riconciliare, di accogliere il passato e completare la vita con risposte nuove frutto di anni di lavoro. Sterile è quella casa, quella famiglia, quella comunità dove manca la persona anziana, dove non si ascolta e si valorizza la sua esperienza. La vita senza anziani può sembrare in alcuni momenti più agevole, ma di certo è più povera di umanità. Stiamo lasciando l’anno vecchio per quello nuovo per cercare di realizzare i tempi "Messianici", i tempi di riconciliazione tra padri e figli, tra figli e padri, tra vecchi e giovani e tra giovani e vecchi. Tempi per accudire con amore chi si è indebolito o è colpito nel corpo o nella mente. Scelte gravose e impegnative, ma l’amore vero è sempre gratuito e incondizionato. Tempi per correggere le scelte del passato con giovani più attenti a non sprecare le risorse del creato. Non si ama una cosa perché è buona, ma la si fa diventare buona amandola. Non si rinnova il vecchio condannando, ma comprendendo, accompagnando e migliorando.

Abbiamo bisogno di vedere per imparare, di incontrare testimoni coraggiosi per istruire alla fede e ai valori. Non c’è niente di vecchio che non si possa insegnare, se vissuto con amore e pazienza. Non c’è niente di nuovo che vada disprezzato se rispetta l’uomo nei suoi tempi e nelle sue risposte. Ogni comunità è ricca di risorse se accolte e condivise. Quando entro nelle case e trovo degli anziani cerco di ascoltare le loro storie e la loro esperienza. Quando entro nelle case e trovo dei giovani cerco di ascoltare i loro sogni e loro progetti. La fede nel Signore ci concede in ogni tempo di crea-re un punto di incontro tra il vecchio e il nuovo.

Buon anno!

don Andrea