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Fallimento che salva

FALLIMENTO CHE SALVA

La nostra vita inizia attraverso un processo di dipendenza. Nasciamo così piccoli ed inermi, che abbisogniamo di tutto. Ci manca sempre qualcosa, auspichiamo sempre a qualcosa. Il pianto del neonato usato per segnalare la soddisfazione di bisogni, si trasforma lentamente in linguaggio, parole che traducono desideri e aspettative. Il pianto, primo codice, diventa strutturato con la voce, spesso usata per iniziare l’attività del nuovo lamento che può durare tutta la vita: “la mormorazio- ne”. È il lamento crudele e spregiudicato di fronte alle continue delusioni e ingiustizie della vita. È il lamento di chi si sente tradito o di chi fa l’esperienza del fallimento, amareggiato dal mondo, dagli uomini e alla fine deluso da Dio stesso. Invochiamo aiuto per ripristinare equilibri perduti o per opporci a quelli incontrati! Così gli israeliti si aspettavano un grande re, un Messia. Lo sognavano ricco, forte, dominatore su tutti i popoli, pronto a umiliare i nemici, costringendoli a prostrarsi ai Suoi piedi. Nutrivano la speranza che il Suo regno sarebbe stato eterno, per sedare e soddisfare il lamento del loro popolo. La risposta di Dio a queste attese è sul Calvario. Gesù aveva annunciato che: “Il regno dei cieli è vicino” (Mt 3,2). Aveva percorso città e villaggi annunciando ovunque: “Il tempo è compiuto e il regno di Dio è imminente!” (Mc1,15), e ancora “Il regno di Dio è in mezzo a voi”. Ma sul Calvario la regalità di Gesù è difficile da capire ancora oggi, difficile da annunciare, difficile da accogliere. Sotto la croce il popolo sta ad osservare, non capisce come un uomo che muore senza reagire possa essere il re tanto atteso. È il popolo che, se anche ben disposto, non riesce a lasciarsi illuminare, resta cieco e confuso, stordito e immobile. Sotto la croce i capi, rifiuta- no Gesù come Messia, lo scherniscono, lo considerano uno sconfitto e un impostore perché non ha vinto i nemici, né li ha umiliati, incapace di scendere dalla croce per salvare se stesso e quelli che a Lui si sono affidati. Sotto la croce ci sono anche i soldati, poveri uomini, che si sfogano contro uno più debole di loro. Essi sanno solo eseguire ordini e per paura, pochi soldi e ignoranza, hanno venduto la propria testa e la propria coscienza. È un fallimento sotto tutti gli aspetti, Gesù è flagellato e inchiodato. Con questo fallimento Dio ha deciso di offrire agli uomini la salvezza. Era ed è per Lui importante rivelare agli uomini una cosa: Gesù è il Signore, un Dio umile che procla- ma un verdetto verso coloro che ancora nelle tenebre lo rifiutano: Padre PERDONA loro perché NON SANNO QUELLO CHE FANNO.

È la vittoria dell’amore gratuito sull’ignoranza e la cecità. È la manifestazione più alta di offerta e di forza d’amore per un’umanità impaurita, che piange e si lamenta, e così schiava si affida al potente di turno che promette facili illusioni.

Sotto la croce una donna, Maria, Madre dal cuore lacerato
ma che tutto accoglie, e Giovanni, il cuore nuovo, l’amante, colui
che ha in pienezza la presenza viva del “Regno” annunciato. Sul
Calvario nasce la Chiesa, strumento di Dio che sempre ha biso-
gno di essere santificata, che ha il compito di ricordare e testimoniare l’amore del Signore.

Sul Calvario anche i due malfattori crocifissi con Gesù, per offrire a tutti, ancora oggi le due risposte, le due scelte, che possiamo dare a Gesù Re dell’Universo: la bestemmia e il rifiuto, oppure il timore di Dio e l’abbandono fiducioso. don Andrea 

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