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Dal MIRACOLO allo SCANDALO

Cosa chiediamo alla vita? Cosa cerchiamo in ogni cosa? Cosa predichiamo ogni giorno? In questo tempo di grande litigiosità, di grande confusione, c’è un desiderio urgente di miracoli, di qualcosa di straordinario che sollevi le sorti dei popoli, della chiesa, della nostra vita. Drammi e conflitti quotidiani ci stordiscono e sempre più l’emergenza di chi è in difficoltà è visibile, ci circonda, ci bussa alla porta. Malattie del corpo e dell’anima chiedono una terapia forte e risolutiva.

Siamo disarmati, abbandonati, oppure possiamo come cristiani ricordarci le risorse nascoste nella fede di chi ci ha preceduto?

S. Paolo scrive alla comunità di Corinto (nell’attuale Turchia): "Fratelli, mentre i giudei chiedono miracoli e i greci cercano la sapienza…" (1Cor 1,22). È la reazione di due popoli, di due culture, di due mentalità in risposta alle grande contraddizioni del mondo. Da una parte i giudei denunciano una giustizia che ha bisogno di un intervento forte e straordinario di Dio, una manifestazione spettacolare come era accaduto durante l’esodo per il popolo d’Israele, un prodigio per una nuova giustizia dopo secoli di schiavitù e oppressione. Dall’altra parte i greci non credevano nei miracoli e si fidavano solamente della razionalità, di prove attendibili e credibili per un rinnovamento. In altre parole facciamo da soli e a modo nostro!

S. Paolo continua: "…noi predichiamo Cristo crocifisso, scandalo per i giudei, stoltezza per i pagani" (1Cor 1,23). Per Paolo, Cristo crocifisso è la risposta alla nostre domande, è il messaggio del nostro predicare: in Lui c’è il segno dell’amore di Dio, e di fronte a questo amore nessuno può rimanere indifferente, tutti sono invitati a prendere posizione.

S. Paolo elenca due posizioni pericolose: quella dei giudei che considerano Gesù crocifisso uno scandalo e quella dei greci che lo considerano una follia. I due atteggiamenti sono denunciati da Paolo perché possono infiltrarsi anche nelle comunità cristiane. Ci può essere chi ragiona come i giudei e considera la fede e la religione per ottenere grazie e miracoli, per essere preservati da sventure e dalle disgrazie che colpiscono gli altri uomini. Molti cristiani non venerano forse i santi più come autori di prodigi che come testimoni di colui che ha dato la vita per i fratelli? Gesù è stato sfidato e continua ad esserlo, di scendere dalla croce.

Ci sono anche i cristiani che si comportano da greci: pretendono prove razionali della fede, e dimenticano per chi giudica ogni cosa secondo i criteri degli uomini, che la proposta di Cristo rimarrà sempre una follia, il donarsi gratuitamente per amore, per rinnovare e migliorare ogni cosa.

Nei versetti successivi della lettera troviamo: "…ma per coloro che sono chiamati, sia giudei che greci, predichiamo Cristo potenza di Dio e sapienza di Dio. Perché ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini, e ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini" (1Cor 1,24-25). Dio accusato di essere stolto dagli uomini, un Dio che accetta la sconfitta e l’umiliazione.

È un Dio che non rinuncia però ai suoi desideri, un Dio che non fa sconti alla giustizia, ma dà una risposta chiara e forte alla corruzione. Dio fa una scelta coraggiosa e sapiente a favore del debole, dell’oppresso, di chi è rifiutato. Un Dio che ci sostiene quando ci facciamo deboli, pronti a liberarci dell’arroganza e della violenza. L’invito ad essere forti nella fede, irremovibili nella via, nella coerenza di una vita che senza miracoli o follie vane, sceglie la potenza dell’amore. Chi ama rischia di essere colpito, tradito, incompreso, rifiutato, è colui che sente forte la chiamata di Dio a predicare la Sua croce, non come scandalo ma come anticipo della risurrezione.

don Andrea

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