RITORNARE

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Innamorarsi è una delle esperienze più incisive per la nostra vita. È come accedere a mondi sconosciuti, un grande viaggio nel mistero del nostro cuore e di quello di chi si ama. Nell’innamoramento si attiva tutto l’essere, si risvegliano desideri e forze mai usate in altre ambiti della vita. Tutto sembra acquistare senso perché ogni cosa pensata e compiuta è rivestita di gioia. Ecco perché quando manca l’innamoramento è tanto profondo il desiderio di ritornare in questo stato. Non è solo nostalgia di bei momenti, ma è un bisogno dello spirito di trovare il modo di affrontare il presente, di trovare la forza per resistere alle prove e alle fatiche della vita. Quante speranze deluse però, quante disillusioni, quanti tradimenti, quante finzioni, quanta confusione quando si decide di amare.

L’avvento è l’inizio di un innamoramento che ci porta a Natale per vedere con luce nuova il viaggio scelto. Non troveremo nell’anagrafe che Gesù è nato il 25 dicembre, ma i cristiani fin dai primi secoli hanno colto un momento dell’anno che coincide con il solstizio d’inverno, la conclusione del tempo dominato dalle tenebre (ovvero le giornate più corte) e l’inizio del nuovo ciclo, dove la luce del giorno torna a dominare. Ritorna la luce, ritorna l’amore nel nostro cuore dopo la notte più lunga dell’anno. Senza amore non si vive, tutto è buio! Lo sa bene il bambino che aspetta il ritorno dei genitori per sentirsi protetto e crescere sereno. Lo sa bene la moglie che aspetta il ritorno del marito per sentirsi amata e scelta come regina del suo cuore. Lo sa bene il marito che aspetta il ritorno della sua amata per ritrovare ristoro e sorriso dopo la fatica del giorno. Si aspetta il ritorno dell’amico che ti ha abban-donato per vivere un tempo di misericordia e così perdonati vivere con gioia. Si aspetta la visita di cuori sensibili quando si è malati o debilitati per condividere il gusto di un semplice abbraccio. Si aspetta il ritorno dell’amato che sedotto o ingannato dai piaceri del mondo, ha ferito con la menzogna il cuore che aveva consacrato davanti a Dio. Anche il Signore aspetta il ritorno del suo popolo. L’avvento diventa allora il tempo della consapevolezza per restare vigili e attenti (come fa un portinaio), perché il nostro cuore non si corrompa in attese inutili. Dobbiamo però accettare che le nostre relazioni sono deboli. Incontro spesso cuori stanchi di attendere il ritorno di tempi migliori, di relazioni più solide. Dobbiamo accettare che l’uomo è libero di non ritornare sui propri passi, sui propri errori, per ricominciare senza inganno scelte di amore fedele.

La Sacra Scrittura in questi anni mi sta istruendo lentamente in questo viaggio della vita, mi svela quanto Dio sia innamorato del Suo popolo. La Sua è un’attesa pazienze e mai forzata, attende il ritorno del nostro cuore per offrirci un’alleanza eterna. "Vigilate dunque, poiché non sapete quando il Signore ritornerà" (Mc13,35). Questo versetto non va inteso come un’assenza, come un allontanamento temporaneo del Signore, ma piuttosto come il tempo della ricerca, della responsabilità, il tempo intermedio della Chiesa che dopo la Pasqua si fa custode del Suo amore, per ricordare all’uomo il pericolo del buio, il pericolo di un cuore che non ama gratuitamente e confonde innamoramento con il possesso. È urgente tornare a vigilare perché dove manca amore, manca verità. Senza verità non c’è giustizia. Senza giustizia non c’è pace e l’uomo esplode con la violenza e l’aggressività. Ritorniamo a Te o Signore luce del mattino perché possiamo riconoscere in te la prima stella del mattino, aurora per in nostro cuore.

don Andrea