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CHE ORA E'...

 Quando qualcuno mi chiede: "che ora è", per uno che non porta l’orologio, è sempre un motivo per un sorriso o per qualche strana smorfia. Mi hanno regalato un orologio per il giorno della mia cresima, ma ricordo che dopo aver fatto qualche tentativo per indossarlo e non deludere il mio padrino, ho preso la decisione di regalarlo a mio fratello. Nonostante questo, mi accorgo che sono puntuale e a volte anche troppo in anticipo, non mi piace aspettare, né fare aspettare.

C’è un orologio interno che sempre muove le mie azioni, un ticchettio dello Spirito che da tanto tempo scandisce le mie giornate e le mie scelte. Quando leggo: "Cercate il Signore finché si fa trovare, invocatelo finché è vicino. L’empio abbandoni la sua via, e l’uomo iniquo i suoi pensieri; ritorni al Signore che avrà misericordia di lui e al nostro Dio che largamente perdona" (Is 55,6-7) qualcosa dentro di me diventa come una lancetta delle ore e dei secondi.

Sento il ritmo, sento l’urgenza di cercare in tempo ciò che più mi da gioia, di correggere la direzione del mio agire, di cambiare i pensieri che abitano la mia mente. Il Signore va cercato fin-ché si fa trovare, và invocato finché è vicino. Guardo l’orologio del cuore e vorrei fermare il tempo quando mi sento in pace, senza giudizi, senza conflitti, vorrei prolungare a lungo questo momento.

Dentro una cultura religiosa meritocratica è difficile dedicare tempo al silenzio e alla gratuità. Dentro un sistema competitivo e dell’efficienza è difficile raccontare ad altri, che cerchi tempo per te e per il tuo spirito. Queste lancette per il mondo sono invisibili anche se in molti fissano l’orologio perché stanchi e affannati da un movimento vuoto, senza senso.

Matteo nel suo vangelo racconta una parabola (Mt 20,1-16). Gesù usa un’immagine per parla-re del Regno di Dio, un padrone che assolda braccianti per la sua vigna. Non si accontenta dei primi assunti di buon mattino, ma esce ripetutamente nelle varie ore del giorno fino a sera per raccogliere altri e invitarli al lavoro. È una delle storie più difficili da digerire per il suo finale. Nono-stante la paga fosse concordata, agli ultimi il padrone dà come ai primi creando malcontento e invidia nei lavoratori della prima ora, che pensavano di ricevere di più. Che ora è?

È ora di comprendere, è ora di approfondire, è ora di accogliere questa parola oltre la superficialità e facili giudizi. Gesù riprendendo le parole di Isaia vuole farci capire che va cercato non il denaro, ma la gioia di essere alla presenza del Signore. Chi incontra fin dal mattino la Sua misericordia, dovrebbe cambiare pensieri, ritmi e scelte. Questa è la vera paga! Il tempo cambia per l’uomo che si sente amato, che si sente a casa, che lavora gratuitamente. Non esiste più il tempo scandito dall’orologio ma tutto diventa un’unica azione d’amore. È come avere due sveglie: una con le lancette meccaniche, e una digitale con i numeri.

Chi trova il tempo del Signore non sente più il rumore delle lancette, non si fa più dominare dall’arroganza di quanto ha fatto o non ha fatto, di quanto gli spetta o meno, non è più dominato da rivalità e invidia, ma in silenzio vede, osserva, osserva numeri che sommati sono il tesoro. Non è un conto in banca, ma è l’ora della presenza, riconosce che è l’ora di ritornare a Dio, come dice S. Paolo: "per me vivere è Cristo … continuo a servire la Sua chiesa in questo tempo, ma non vedo l’ora di incontrarlo … morire sarà un guadagno (Fil 1,20-27).

don Andrea

MessaOnLine